I Vigneti

I Vigneti
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UN GRANDE PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Rispettare il territorio significa conoscerlo e capirne le esigenze, per questo motivo Poggio Torselli utilizza per i nuovi impianti viticoli esclusivamente cloni che derivano da un’attenta attività di selezione.
La scelta del sistema di allevamento a cordone speronato rientra nella filosofia aziendale di ottenere piante con un buon rapporto tra attività vegeto-produttiva e concentrazione di sostanze responsabili della qualità.
In quest’ottica l’inerbimento artificiale dei terreni vitati assicura tempestività e razionalità degli interventi agronomici nel pieno rispetto dell’ambiente.

Il vigneto Scopeti
Il vigneto Scopeti prende il nome dall’omonima località e si sviluppa su circa 8000 m2 di terreno. La grande abbondanza di eriche presenti nella zona veniva un tempo utilizzata per la creazione di scope.
Si trova su una delle migliori posizioni collinari dell’Azienda in un terreno argilloso e ben strutturato; la forza del suolo e l’eventuale vigoria che ne deriva alle piante viene tenuta a freno da un inerbimento artificiale che consente di ridurre le produzioni a vantaggio della qualità
Nello Scopeti produciamo un cru di Sangiovese destinato alla produzione di Chianti Classico Riserva, vino austero e polposo in cui la potenza del prodotto si coniuga mirabilmente all’eleganza dei legni utilizzati per l’invecchiamento di 24 mesi.

Il vigneto “La Villa”
Prende il nome dalla vicinanza con la monumentale residenza e si estende su un terreno di ca. 2,5 ettari.
È orgogliosamente il vigneto di partenza del progetto aziendale; il suo recente impianto, nel 1999 rappresenta la prima e proficua scommessa dell’azienda per una stretta collaborazione tra l’antica vocazione enologica e le nuove conoscenze agronomiche, sviluppate anche grazie all’intervento di un appassionato pool di agronomi ed enologi.
Su questo terreno si coltiva Sangiovese in purezza, fatto riposare per 12 mesi in botti di rovere francese per un elegante Chianti Classico DOCG.

Il vigneto Inferno
E’ il più piccolo appezzamento vitato dell’azienda con circa 7000 m2 di terreno coltivato.
Concepito con le stesse cure del vigneto Scopeti, prende il nome dallo scarico degli antichi frantoi dell’olio, che nell’antica lingua fiorentina veniva così chiamato. Il terreno ricco di ciottoli e pietre di piccole dimensioni conferisce ai vini complessità e sentori minerali.

Il vigneto Cassia
Si presenta con una suggestiva forma a ferro di cavallo e prende il nome dall’antica strada consolare romana che lo circonda per 2/3 del perimetro.
L’impianto è stato eseguito nel 2003 e i suoi 20.000 m2 di terreno hanno una densità di 5000 ceppi per ettaro con le migliori selezioni di cloni Sangiovese; le sue potenzialità per produzioni di qualità sono indubbie anche e soprattutto in funzione delle caratteristiche del terreno sciolto e ben areato.

Il vigneto Colombaia
Il nome proviene dal ricovero che questi volatili trovavano nell’antica casa colonica che si erge proprio su questo terreno e che diventerà la sede amministrativa e punto vendita dei prodotti aziendali.
Giovane impianto di 18000 m2 di Sangiovese, è stato collocato appena nel 2002, ma l’esposizione mista nord/sud è fonte di grandi speranze; grazie a questi diversi orientamenti i suoi filari producono uve dalle caratteristiche eterogenee e dalle ricche potenzialità aromatiche e strutturali.

Il vigneto Greve
La vigna è così chiamata per la vicinanza con il fiume Greve. La caratteristica singolare è che le pietre del vecchio letto del fiume, scaldandosi, permettono una eccellente maturazione delle uve che vengono prodotte su un’area di circa 3,5 ha.
In questo appezzamento sono state piantate uve diverse: dal Cabernet Sauvignon al Cabernet Franc fino al Merlot che, vinificati e affinati in purezza, contribuiscono alla produzione dei Supertuscan e in piccola percentuale a dare rotondità e suadenza ai Chianti Classico e Chianti Classico Riserva di Poggio Torselli.

Il vigneto Parco.
Prende il nome dal secolare parco che circonda la villa, al cui confine si estende questo vigneto di circa 3 ha nato nel 2001.
13.000 ceppi di Sangiovese si sviluppano con differenti esposizioni e giaciture, ma soprattutto con numerose combinazioni clone/portinnesto adattandosi alla variabilità di ogni singola lente di terreno e ad ogni variazione microclimatica.
Inerbimento, diradamento dei grappoli e vendemmia tardiva consentono la produzione di eccellenti Chianti Classico.

Il vigneto Montecapri
Rappresenta l’immagine dell’azienda, poichè si mostra allo spettatore come un anfiteatro naturale. Il progetto articolato in un sistema a terrazze e muretti a secco non solo rende piacevole l’impatto visivo, ma rallenta l’erosione del suolo, costituendo una ricchezza in termini di sicurezza e recupero ambientale. L’impianto è stato realizzato nel 2005 ed anche in questo caso si parla di Sangiovese in purezza; l’obiettivo dei terrazzamenti è anche e soprattutto quello di garantire le migliori esposizioni esaltando tutte le potenzialità del vitigno autoctono.

Il Vigneto Salceto
II vigneto, diviso in due porzioni (Nord e Sud), prende il nome da una località ricca di salici da vimini che nella tradizione viticola toscana venivano utilizzati per la legatura delle viti ai tutori di sostegno un tempo rappresentate da altre piante (pioppi, aceri, ecc.)
Anche in questo caso sono stati realizzati dei terrazzamenti per addomesticare le pendenze e garantire l’orientamento dei filari più consono alla produzione di Sangiovese in purezza dalla grande struttura e complessità.

Il vigneto Romagnola
Il vigneto Romagnola (impianto 2004) riunisce più uve: il Merlot che contribuisce alla produzione di un vino in purezza, ed un blend di uve internazionali a bacca bianca con base Chardonnay che è utilizzato per la creazione di un vino bianco strutturato e ingentilito da un moderato uso della barrique. L’esposizione del vigneto, prevalentemente a Nord, sfavorevole per il nostro Sangiovese, garantisce a questi vini grandi potenzialità aromatiche e caratteristiche di finezza e sapidità.

Il Vigneto Defizio
Nella storia medievale con la parola “defizio” si indicavano gli opifici dove venivano costruite vanghe, zappe, pale, mazze e altri attrezzi agricoli; in prossimità di questi luoghi esistevano delle fonti d’acqua naturali, indispensabile per la lavorazione del ferro. Ancora oggi questa fonte, utilizzata per l’approvvigionamento idrico della villa, ha mantenuto l’antico nome.
L’impianto del vigneto Defizio è avvenuto un’accurata preparazione estiva dei terreni ed un adeguato riposo colturale degli stessi.
Al Sangiovese è affiancato l’impianto di Trebbiano Toscano e Malvasia lunga del Chianti per la produzione di Vin Santo del Chianti Classico. Inoltre sono state messe a dimora piccole quantità di vitigni internazionali per aumentare la complessità dei nostri SuperTuscan.

I VIGNETI DI NUOVO IMPIANTO:
IL PRESENTE DA’ GIA BUONI FRUTTI

Le scelte agronomiche inerenti i vigneti di nuovo impianto rispecchiano assolutamente la “mission” aziendale: una sapiente integrazione fra le tradizioni di questo territorio unico e le più innovative tecniche viticole.
In questo senso va interpretata la decisione dell’azienda di mantenere intatte le condizioni ambientali portando avanti una politica di investimenti atti a ripristinare gli antichi equilibri di un tempo. Tutto questo al fine di una più alta qualità dei prodotti e della valorizzazione dell’area del Chianti Classico.

Attore incontrastato dello scenario viticolo di Poggio Torselli è il Sangiovese, vitigno tanto nobile quanto esigente, che solo nei terreni e nei microclimi più vocati dà il meglio di sé.
Da sempre inserito come vitigno principale negli uvaggi del Chianti Classico trova a Poggio Torselli quella variabilità pedogenetica e climatica che consente la produzione di vini complessi e armoniosi.
Per questo motivo la stragrande maggioranza dei vigneti di Poggio Torselli sono coltivati col Sangiovese che cede il passo ad alcuni vitigni internazionali (Cabernet, Merlot, Chardonnay) solo laddove le condizioni ambientali non consentono di esaltare il vitigno autoctono assecondando così, con le scelte agronomiche, gli imput che l’ambiente ci regala.

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